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News diffuse sui social media: rapporto tra sole e tumori della pelle

Abstract

La trasmissione di informazioni tramite piattaforme social ha rivoluzionato la comunicazione, anche quella sanitaria, rendendola immediata, pubblica e diretta ad una molteplicità ampia e indistinta di lettori. Ai vantaggi noti si contrappongono criticità di tipo etico, deontologico e giuridico allorquando i contenuti non risultino essere corretti oppure palesemente falsi, costituendo vere e proprie Fake News. Un’informazione non rigorosa e non filtrata attraverso le evidenze della letteratura scientifica maggioritaria e prevalente, rischia di divenire messaggio fuorviante, se non francamente devastante, generante confusione, dubbio e disorientamento nell’utenza, con rischio di violazione e lesione del diritto alla salute, a sua volta potenzialmente foriera di responsabilità anche legali su larga scala.

 

Sole e Tumori della pelle: Prevenzione

SIDeLF ritiene che una comunicazione medica divulgativa aperta al pubblico non può prescindere dal tenere conto di linee guida di settore accreditate e validate o, in loro assenza, dalle buone pratiche clinico-assistenziali condivise dalla comunità scientifica a garanzia della tutela della salute, ai sensi della legge Gelli-Bianco del 2017. In Dermatologia Oncologica, il ruolo causale e con-causale delle radiazioni solari UV nello sviluppo dei tumori maligni della pelle è ampiamente acclarato dalla letteratura scientifica e riportato nelle linee guida di settore; anche il meccanismo patogenetico oncologico è ampiamente noto, in ragione della loro azione potenzialmente lesiva sul DNA cellulare dei cheratinociti e melanociti, fermo restando l’importanza anche di altri e ulteriori fattori causali o con-causali come quelli genetici. Se è ovvio che la luce solare è fonte assoluta di vita per l’organismo e la cute, si pensi alla sintesi della vit D,  va però evitata una foto-esposizione prolungata nel tempo, scorretta, eccessiva e incongrua, soprattutto in soggetti con fototipo basso, con cute chiara e molto sensibile al sole,  possibilmente evitando le ore centrali della giornata e optando per una adeguata foto-protezione, con presidi efficaci come indumenti leggeri e creme solari a differente fattore protettivo, attualmente formulate in modo da garantire la massima efficacia nel contesto della massima sicurezza, e nell’osservanza delle indicazioni e della correttezza per l’uso. Questa, in sintesi, la principale strategia preventiva dermo-oncologica,

Disconoscere e negare tutto ciò sopra riportato, è una chiara mistificazione, rappresenta una scorretta informazione di per sé negativa e una falsa comunicazione che, oltre a non avere alcun fondamento scientifico, come si evince dalle linee guida internazionali e recenti nazionali AIOM 2023 per il melanoma e 2024 per gli epiteliomi è estremamente pericolosa per la salute. Oltretutto, anche in ambito lavorativo, lstituto INAIL, riconosce il melanoma come neoplasia professionale da esposizione solare cumulativa UV,  (cancerogeno certo di Gruppo 1),  nei lavoratori OUTDOOR.

Considerazioni

SIDeLF rileva, con preoccupazione, il proliferare di comunicazioni “social” di ordine sanitario in generale e dermatologico in particolare, presunte apodittiche, in realtà connotate da opinioni personali, spesso staccate da prove scientifiche evidenti. I contenuti non verificati scientificamente e rappresentanti convinzioni soggettive rischiano di esporre la moltitudine dei destinatari “utenti social” a rischi concreti, effettivi e conseguenze dannose sulla propria salute. Ogni singolo comunicatore, con la pubblicazione dei contenuti trasmessi, se ne assume la responsabilità, sotto ogni profilo. E’ perciò opportuno che nell’utilizzo dei social, ogni operatore, specie se appartenente al mondo della sanità e sottoposto ad una vigilanza ordinistica, sia prudente nella scelta dei temi e corretto nella loro esposizione. In tale attività dovrà attenersi alle evidenze acquisite dal mondo scientifico e comunque dovrà esporre i suoi temi riportandone le fonti scientifiche in modo adeguato, ossia non sporadiche, non parziali e non ben interpretate, al fine di non diffondere convinzioni errate o, peggio, dannose. Ogni diversa scelta, poichè la comunicazione perverrà ad una moltitudine indistinta di soggetti non tutti muniti di adeguati strumenti di analisi critica e di preparazione scientifica, costituirà consapevole “mina” del sapere scientifico e diffusione di contenuti inopportuni nella migliore delle ipotesi, scorretti o falsi o perfino illeciti, nella peggiore: tutte circostanze di cui l’operatore si fa carico con la sua pubblicazione e delle quali deve rispondere. E’ fin anche ovvio, auspicare, da parte delle autorità preposte, una più stringente regolamentazione della divulgazione “on line”, ivi inclusa quella social.

Conclusioni

La scorretta o falsa comunicazione in dermo-oncologia, soprattutto se resa da sanitario abilitato nei cui confronti gli interlocutori possono riporre la massima fiducia, non è esente da potenziali risvolti medico legali, per il rischio di indurre omissioni di regole comportamentali cautelari e protettive, come la corretta foto-esposizione e l’adeguata foto-protezione, integrando una vera e propria violazione dei diritti inerenti la salute e la vita dei soggetti percipienti.

 

Il Presidente SIDeLF

Dott. Valerio Cirfera